L’ecosistema è un insieme di fattori biotici (organismi viventi) ed abiotici (ambiente fisico ed elementi chimico-fisici) che si trovano in un territorio e delle relazioni che li legano. Per questo motivo possiamo affermare che un ecosistema è caratterizzato da un equilibrio dinamico.
Il bosco è uno di questi sistemi: è formato da un insieme di alberi ad alto fusto, arbusti ed erbe ed ovviamente dall’ambiente fisico che li ospita e dalla fauna che lo popola.
Può essere considerato come un grande polmone che fissa il carbonio contenuto nell’anidride carbonica e libera ossigeno contribuendo alla purificazione dell’aria.
Analizzando la componente vegetale possiamo riconoscere una stratificazione verticale. A partire dal suolo troviamo numerose piante erbacee, ma anche una lettiera di foglie caratterizzata da funghi decompositori. A questa si succede uno strato di arbusti, ed infine di alberi di media altezza e di alto fusto.
In corrispondenza di ogni strato si verificano particolari condizioni di umidità e di irradiazione solare che creano habitat diversificati colonizzati da specie animali ben precise.
La copertura vegetale, inoltre, protegge il terreno dalle piogge contrastando i fenomeni franosi frequenti sui suoli nudi e rivelandosi il modo migliore per proteggere i versanti delle montagne.
Questa stabilità è messa costantamente a rischio da fenomeni naturali (pioggia di portata eccezionale, dissesti, valanghe,…), che vengono spesso accelerati dall’azione dell’uomo. Gli interventi antropici sono rappresentati prevalentemente da infrastrutture, aree urbane ed agricole che dovrebbero inserirsi nel territorio nel mondo più sostenibile possibile, evitandone un’eccessiva semplificazione. La conseguenza sarebbe un’inevitabile perdita di biodiversità che ridurrebbe il valore del nostro territorio forestale rappresentato proprio dalla sua unicità e non riproducibilità.
I Boschi dell’Appennino Pavese
La vegetazione boschiva dell’Oltrepò pavese ha subito molti cambiamenti nel tempo a causa delle attività umane. La sua estensione è stata fortemente ridotta per lasciar posto a pascoli e colture agricole. Oggi il bosco sta riconquistando quegli spazi lasciati liberi dal recente abbandono delle zone collinari e montane.
La formazione vegetale tipica di queste aree è il querceto misto, composto principalmente dalla roverella, che è la quercia più diffusa dell’alta e bassa collina, nei fondovalle troviamo la farnia, mentre a quote più elevate le specie di quercie più frequenti sono il cerro e la rovere. Ad esse sono spesso associate il carpino nero, il castagno, il maggiociondolo. Molte sono le specie arbustive ed erbacee che caratterizzano il sottobosco; tra queste le più diffuse sono il nocciolo,il sambuco, la rosa canina, il biancospino, ma anche la primula, la viola, la scilla o la pulmonaria che formano dei colorati tappeti. Tra le piante rampicanti molto diffuse sono l’edera e il caprifoglio dai profumatissimi fiori. Al margine dei boschi troviamo spesso i ginepri, mentre nelle radure è possibile ammirare splendide fioriture di orchidee.
Il querceto è spesso sostituito artificialmente dal castagneto, che forma boschi quasi puri. Il castagno è stato ampiamente coltivato in passato per i suoi frutti. Si è diffuso così tanto che è possibile trovare spesso imponenti esemplari secolari.
Fino a qualche decennio fa era pratica usuale utilizzare per il rimboschimento alcune varietà di conifere non autoctone come Pino nero, Pino silvestre e Pino strobo nel tentativo di arginare gli smottamenti di terreno. Questi impianti hanno dato esito discutibile, perché la spessa lettiera formata da aghi e pigne non permette la crescita di piante spontanee ed il ripristino del bosco originario aumentando invece il rischio di incendi.
La Flora
La Roverella
Nome scientifico: Quercus pubescens
Nome comune: Roverella
Aspetto: È un albero di altezza, generalmente, inferiore ai 20 metri con molti polloni alla base che gli conferiscono spesso un aspetto arbustivo.
Foglie: La chioma è espansa, formata da foglie ellittiche provviste di lobi arrotondati, di colore grigio-verde scuro nella pagina superiore e ricoperte di una fitta peluria in quella inferiore. Questo carattere, unito al fatto che le foglie secche persistono sulla pianta per tutto l’inverno, permette alla roverella di essere facilmente identificata.
Fiori: È una pianta monoica che produce fiori maschili e femminili separati tra loro, ma presenti sulla stessa pianta: i fiori maschili sono riuniti in infiorescenze pendule (amenti) di colore giallo, le infiorescenze femminili sono di colore verde.
Frutti: Il frutto è la ghianda che compare in autunno ed è formata da una noce sormontata da una cupola di squame.
Origine e distribuzione: La roverella è originaria dell’Europa centro-meridionale e dell’Asia Minore. E’ presente in tutta Italia ed è così diffusa, che spesso viene chiamata semplicemente quercia.
Utilizzi: Viene usato per costruire le traversine ferroviarie e come legna da ardere. Le ghiande venivano utilizzate per l’alimentazione dei maiali; nei periodi di carestia si ricavava una farina impiegata per fare pane e piadine.
Curiosità: A volte è possibile osservare sui rami la presenza di galle: strutture tondeggianti brunastre prodotte da Imenotteri, insetti che introducono nelle gemme le uova, da cui si svilupperanno le larve. All’interno della galla l’insetto continua il suo sviluppo da pupa ad adulto fino ad uscire da un buco praticato nella parete della stessa.
In associazione con le radici cresce il Tuber melanosporum, più conosciuto come tartufo nero.
Il Carpino nero
Nome scientifico: Ostrya carpinifolia
Nome comune: Carpino nero
Aspetto: Il carpino ha un portamento arboreo con dimensioni pari a 15 metri circa. Presenta un tronco diritto con corteccia ruvida e fessurata
Foglie: La chioma è raccolta e un po’ allungata con foglie decidue. La lamina folgiare è ovale con doppia seghettatura.
Fiori: Il carpino è una pianta monoica: le infiorescenze maschili (amenti) sono lunghe fino a 10 cm, quelle femminili (spighe) sono più corte e tozze. I fiori compaiono tra aprile e maggio prima delle foglie.
Frutti: I frutti sono riuniti in infruttescenze pendule molto simili a quelle del luppolo. Il frutto è un achenio avvolto da brattee chiare. Questo sacco leggero facilita il volo del frutto e protegge il seme durante le prime fasi della germinazione.
Origine e distribuzione: Il Carpino nero è originario dell’Europa sud-orientale. In Italia è presente sulle Alpi e lungo tutta la dorsale appenninica nelle zone collinari e montane fino a 1600 metri di quota.
Utilizzi: Il suo legno pesante e compatto è usato principalmente come combustibilePer la sua capacità di crescere anche su terreni poco profondi e sassosi, per la buona velocità di crescita e l’ottima capacità di disseminazione, il carpino è indicato per un primo rimboschimento di aree brulle e per consolidare argini franosi.
Curiosità: Il carpino rientra tra le specie vegetali le cui radici sono in simbiosi con il tartufo nero.
Il Castagno
Nome scientifico: Castanea sativa
Nome comune: Castagno
Aspetto: Il castagno è una pianta a portamento arboreo di altezza variabile dai 10 ai 30 metri. Possiede un fusto colonnare ed una chioma espansa e rotondeggiante. È una pianta molto longeva: è possibile, infatti, trovare castagni secolari e dalle dimensioni imponenti.
Foglie: Le foglie possiedono una lamina molto grande, che può superare i 20 cm di lunghezza e i 10 cm di larghezza. La forma è lanceolata, con apice acuminato e margine seghettato.
Fiori: Il castagno è una pianta monoica con fiori unisessuali presenti sulla stessa pianta. I fiori maschili sono riuniti in amenti eretti, i fiori femminili sono isolati o riuniti in gruppi di 2-3, avvolti da un involucro di brattee detto cupola.
Frutti: Il frutto è un achenio, comunemente chiamato castagna, di forma è più o meno globosa, con un lato appiattito e uno convesso. Gli acheni sono racchiusi, in numero di 1-3, all’interno di un involucro spinoso, detto riccio, che si apre a maturità.
Origine e distribuzione: Il castagno è originario dell’Europa meridionale, del Nord Africa e dell’Asia occidentale. In Italia è abbastanza diffuso nelle zone collinari e montane fino ai 1000 metri di quota, dove è stato ampiamente coltivato per la produzione del legname e dei frutti. Questi utilizzi sono stati ridimensionati nel tempo, provocando l’abbandono dei castagneti che si sono evoluti in boschi puri o misti spesso associati alla roverella.
Utilizzi: Il castagno è utilizzato nel rimboschimento di aree marginali. Grazie al suo alto contenuto in amido, il frutto è utilizzato da tempi antichissimi per il consumo diretto e per la produzione di farine o come cibo per animali (soprattutto suini). Il suo legno abbastanza robusto ha un discreto interesse commerciale soprattutto per la produzione di mobili.
Curiosità: Pur avendo un’impollinazione affidata al vento, i suoi fiori sono bottinati dalle api. Il miele prodotto ha una colarazione piuttosto scura, un retrogusto amaro ed è particolarmente ricco di fruttosio. È molto utilizzato sia in fitocosmesi che nella medicina naturale per le sue proprietà emollienti e sedative della tosse.
Il Maggiociondolo
Nome scientifico: Laburnum anagyroides
Nome comune: Maggiociondolo
Aspetto: Il maggiociondolo è una leguminosa di piccole dimensioni (non supera i 10 metri di altezza) dal portamento arbustivo.
Foglie: Le foglie sono composte (suddivise in 3 foglioline), lisce nella pagina superiore e pelose in quella inferiore.
Fiori: I fiori sono di colore giallo-oro, molto profumati e raggruppati in infiorescenze a grappolo che compaiono tipicamente a maggio e ricordano molto quelle del glicine.
Frutti: I frutti sono legumi con numerosi semi neri ricchi di citisina , un alcaloide estremamente velenoso.
Origine e distribuzione: È originario dell’Europa centro-meridionale, da cui si è diffuso in alcune zone dell’Europa settentrionale e dell’Asia. Predilige posizioni soleggiate, non teme il freddo, ma può soffrire climi troppo caldi e asciutti.
Utilizzi: Il maggiociondolo possiede un esteso apparato radicale che lo rende molto adatto al consolidamento di scarpate e rive franose. Il legno duro e pesante trova impiego nella produzione di pali, nella costruzione di archi e come combustibile.
Curiosità: I suoi semi, pur essendo estremamente velenosi per l’uomo e per molti animali, vengono consumati senza problemi da alcuni animali selvatici, come lepri e conigli. Per questo motivo in alcune regione il maggiociondolo è considerato una pianta magica.
Il Nocciolo
Nome scientifico: Corylus avellana
Nome comune: Nocciolo
Aspetto: Il nocciolo è un grosso arbusto di 5-7 metri di altezza.
Foglie: Le foglie sono decidue, tondeggianti, acuminate all’apice, con margine a doppia dentatura. Il colore è verde intenso nella pagina superiore, che si presenta un po’ ruvida al tatto, mentre è più chiaro e opaco in quella inferiore per la presenza di una fitta peluria.
Fiori: I fiori sono riuniti in infiorescenze unisessuali: quelle maschili sono amenti penduli che compaiono già in autunno, quelle femminili assomigliano ad una gemma di piccole dimensioni provvista di un ciuffetto di stigmi rossi all’estremità.
Frutti: Il frutto è la nocciola, che è avvolta da brattee(foglie modificate) verdi e dentate, da cui si libera a maturazione.
Origine e distribuzione: È originario dell’Asia minore ed ora ampiamente diffuso. In Italia è presente dall’area mediterranea a quella montana, dove raggiunge facilmente i 1500 metri di quota.
Utilizzi: Il suo frutto è molto utilizzato in campo alimentare, infatti le nocciole possono essere consumate fresche appena raccolte, o in inverno come frutta secca, e sono largamente usate nell’industria dolciaria. Le foglie possiedono proprietà officinali astringenti e tonificanti dei vasi sanguigni, antiinfiammatorie e cicatrizzanti.
Curiosità: Il nome scientifico del nocciolo deriva dal greco e significa “elmo”, in riferimento alle brattee che ne ricoprono il frutto. Questa pianta è molto coltivata per la produzione di frutti, l’Italia, infatti, è il secondo produttore al mondo di nocciole dopo la Turchia.
Il Sambuco
Nome scientifico: Sambucus nigra
Nome comune: Sambuco
Aspetto: Il sambuco è una pianta dal portamento arbustivo con una chioma espansa e dimensioni inferiori ai 10 metri.
Foglie: Le foglie sono decidue e composte, ogni fogliolina presenta un margine seghettato ed una colorazione verde-scuro
Fiori: I fiori sono ermafroditi di colore bianco-panna riuniti in ampie infiorescenze a ombrella di 10-20 cm, molto profumate e poste all’apice dei rami. La fioritura avviene tra aprile e giugno.
Frutti: Il frutto sono drupe nere e lucide.
Origine e distribuzione: L’areale di origine del sambuco si estende dall’Europa centro-meridionale al Caucaso e alla Siria. È una specie molto diffusa in tutte le regioni d’Italia, dove vegeta prevalentemente lungo i fossi, nei margini delle strade, nei boschi umidi e lungo le rive dei corsi d’acqua. Dal livello del mare si spinge fino ai 1500 metri di altitudine.
Utilizzi: I fiori e i frutti del sambuco sono molto utilizzati in cucina. I fiori vengono cotti in pastelle dolci o salate oppure utilizzati per aromatizzare bibite e liquori. I frutti sono impiegati nella realizzazione di marmellate o per colorare salse e gelatine. Importante è l’impiego fitoterapico per le sue riconosciute proprietà diuretiche, febbrifughe, antireumatiche ed emollienti. È utile sapere che i frutti acerbi e le parti verdi della pianta contengono un glicoside moderatamente tossico.
Curiosità: Il nome scientifico del genere (Sambucus) deriva da un anitco strumento musicale costruito con il suo legno, mentre nigra si riferisce alla colorazione nera dei suoi frutti. Proprio dalle drupe veniva ricavato in passato un liquido utilizzato come inchiostro. Nelle tradizioni popolari di molti paesi europei al Sambuco veniva riconosciuto il potere di respingere demoni e streghe.
La Rosa canina
Nome scientifico: Rosa canina
Nome comune: Rosa canina
Aspetto: La rosa canina è un arbusto spinoso che supera facilmente i 2 metri di altezza.
Foglie: Le foglie sono composte da 5-7 foglioline ovali o ellittiche con margini dentati. Fiori: I fiori sono bianchi o rosati e hanno solo 5 petali. La fioritura avviene nei mesi di maggio e giugno.
Frutti: Produce falsi frutti detti cinorrodi di colore rosso che portano all’interno i loro veri frutti. Raggiungono la maturazione nel tardo autunno e persistono sulla pianta per tutto l’inverno.
Origine e distribuzione: È originaria delle zone temperate dell’Europa. Ora è ampiamente diffusa in tutta il continente spingendosi fino al Caucaso, all’Asia centrale e all’India. In Italia è poresente su tutto il territorio dove è frequente notarla tra le siepi e ai margini dei boschi.
Utilizzi: La rosa canina ha diversi utilizzi. In cucina fiori e frutti vengono usati per preparare tisane, infusi e marmellate. In medicina i cinorrodi trovano largo impiego per l’alto contenuto in Vitamina C. Sono molto indicati nella cura dell’influenza, per il rafforzamento delle difese naturali dell’organismo e per migliorare la circolazione sanguigna.
Curiosità: Il nome canina della specie risale a Plinio il Vecchio, il quale attribuiva a questa pianta la guarigione dalla rabbia di un soldato romano.
La Viola mammola
Nome scientifico: Viola mammola
Nome comune: Viola mammola, Viola odorata
Aspetto: La viola mammola è una pianta erbacea alta 10-15 centimetri, con una rosetta di foglie basali cuoriformi.
Foglie: Le foglie sono disposte a rosetta intorno agli steli fiorali. Hanno forma da ovale a cuoriforme e colorazione verde intensa.
Fiori: I fiori sono portati da un lungo stelo, presentano il caratteristico colore viola e sono molto profumati. Sono formati da 5 petali: due superiori eretti, due laterali ed uno inferiore provvisto di uno sperone. Solitamente compaiono tra marzo e aprile, più raramente a febbraio.
Frutti: I frutti sono capsule
Origine e distribuzione: Il suo areale di origine coincide con le zone temperate dell’Europa. È una delle specie di Viola più frequenti sul nostro territorio
dove è possibile incontrarla nelle radure, nei prati, nei margini boschivi dalla pianura alla montagna.
Utilizzi: Le violette trovano impiego in pasticceria: i fiori freschi, immersi nello zucchero fuso, vengono trasformati in deliziose caramelle. Numerose sono le proprietà riconosciute alla viola: diuretiche, sudorifere, espettoranti, decongestionanti, lassative ed emollienti. I principi attivi si ricavano da tutta la pianta, che viene raccolta in primavera e fatta essiccare all’ombra. L’essenza che si ottiene dal suo fiore è largamente impiegata nella produzione di profumi (famosa la Violetta di Parma).
Curiosità: Nel linguaggio dei fiori la viola mammola è da sempre considerata il simbolo per eccellenza di pudore, modestia, e timidezza.
A cura di Silvia Crevani e Maria Costanza Arpaia.